Blake Pierce - Il Sorriso Perfetto

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In IL SORRISO PERFETTO (Libro #4), la profiler criminale Jessie Hunt, 29 anni, fresca di Accademia dell’FBI, riceve l’incarico di un caso inquietante: una donna sulla trentina è stata assassinata dopo aver usato un sito per appuntamenti online per le sue relazioni con uomini sposati.Si era avvicinata troppo a uno degli uomini sposati?È stata vittima di un ricatto? Di uno stalker?O c’era in ballo qualche altro nefando movente?L’elenco dei sospettati porta Jessie all’interno di quartieri ricchi e curati, dietro al velo di vite apparentemente perfette, vite che sono invece marce fino all’osso. Jessie capisce che l’assassino deve trovarsi dietro uno di quei sorrisi plastici e finti.Jessie deve immergersi nei recessi della psiche del killer mentre tenta di acciuffarlo e al contempo mantenere la propria integrità mentale tutta d’un pezzo, avendo il proprio padre assassino a piede libero, intenzionato a non fermarsi davanti a nulla pur di ucciderla.Un emozionante thriller psicologico dal ritmo incalzante, con personaggi indimenticabili e una suspense da far battere il cuore, IL SORRISO PERFETTO è il libro #e di un’ammaliante nuova serie che ti costringerà a leggere fino a notte fonda.Il libro #5 della serie di Jessie Hunt sarà presto disponibile.

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Kat non aggiunse altro, ma non ce n’era bisogno. Sapevano entrambe cosa volesse dire. In aggiunta ai due fuggitivi che poteva avere a sua disposizione, c’era anche Ernie, l’ex collega di Kate e suo vice al DNR.

Mentre Kat partecipava al funerale dei genitori adottivi di Jessie, Ernie, un imponente essere umano alto oltre due metri per più di cento chili di peso, aveva assassinato diversi agenti della sicurezza nel DNR, per poi liberare Crutchfield e gli altri. Erano passati giorni prima che l’FBI potesse scoprire ciò che prima non era mai apparso nella verifica dei dati penali che Kat aveva condotto quando lo aveva assunto.

Quando Ernie aveva undici anni, aveva passato un anno in una struttura psichiatrica per minori dopo aver pugnalato un altro ragazzino più volte all’addome con un cacciavite. Fortunatamente per lui, la sua vittima era sopravvissuta.

Ernie aveva scontato la sua pena senza altri incidenti. Dopo la sua liberazione e il trasferimento a un’altra famiglia, non aveva avuto nessun altro problema. La sua cartella minorile era stata sigillata al passaggio alla maggiore età. Senza nessun altro bollino rosso tra i documenti, tutto quello che rimaneva era un ammirevole curriculum come parte dell’esercito statunitense, seguito da periodi di lavoro come guardia di sicurezza privata e guardia carceraria in una prigione di massima sicurezza in Colorado.

Se Kat avesse avuto accesso alla sua cartella psichiatrica del centro di detenzione minorile, avrebbe saputo che il personale medico lo considerava un sociopatico con un’incredibile capacità di controllo e un professionista nel nascondere le sue inclinazioni violente.

La riga finale dei suoi documenti diceva: “I medici ritengono che il soggetto Cortez sia un costante rischio per la comunità. Ha imparato a nascondere i suoi desideri, ma è probabile che a un certo punto, presto o forse nel futuro più lontano, le stesse problematiche psichiatriche che l’hanno condotto alla detenzione in questa struttura riemergano. Purtroppo il nostro attuale sistema non propone nessun collocamento per tale possibilità e richiede quindi il rilascio del soggetto. Ulteriori cure, anche se non obbligatorie, sono fortemente raccomandate.”

Non erano state fornite altre cure. Quando Ernie era diventato una guardia al DNR e aveva iniziato a interagire con Bolton Crutchfield, un maestro nella manipolazione delle menti, era caduto sotto al suo influsso. Ma non l’aveva mai lasciato trasparire, continuando a fare il suo lavoro e a interagire positivamente con i colleghi che alla fine avrebbe ucciso.

Kat si biasimava per tutte quelle morti, anche se non c’era proprio modo che lei avesse potuto anticiparle. Aveva tentato più e più volte di lenire il proprio senso di colpa, ma non ci era riuscita.

“Sono una profiler forense che è addestrata per accorgersi di cose come le tendenze sociopatiche,” le aveva detto Jessie. “Ho interagito con lui in decine di occasioni e non ho mai sospettato di lui una sola volta. Non so come avresti potuto farlo tu.”

“Non ha importanza,” aveva insistito Kat. “Ero responsabile della sicurezza degli altri agenti e di tenere al sicuro quei detenuti. Ho fallito su entrambi fronti. Merito di accollarmene la colpa.”

Quella conversazione aveva avuto luogo tre giorni prima. Ora Kat si trovava da qualche parte in Francia, inconsapevole del fatto che il servizio federale aveva chiesto all’Interpol di incaricare un ufficiale sotto copertura perché la seguisse per sua personale protezione. Da parte sua, Jessie era stesa su un lettino in plastica della piscina, dove poteva essere sentita se avesse gridato. Non aveva nessuno con cui parlare, praticamente nessuna privacy e ben poco per tenere la sua mente occupata, impedendole di vagare in luoghi oscuri. Nei momenti più densi di sconforto e autocommiserazione, le sembrava ancora una volta di essere vittimizzata.

Mentre si dirigeva all’interno per prendersi qualcosa da mangiare, si infilò il soprabito che uno degli agenti le aveva comprato l’altro giorno. L’uomo non aveva ricevuto istruzioni dettagliate, quindi non era una sua colpa se no le stava proprio divinamente. Però Jessie non poteva fare a meno di sentirsi frustrata che quella cosa le arrivasse appena alle anche e fosse in qualche modo grossa e ingombrante. Con la sua altezza di un metro e ottanta circa, Jessie aveva bisogno di qualcosa che fosse lungo il doppio e largo la metà. Si tirò indietro i capelli castani facendosi una coda e cercò di cancellare l’espressione scocciata dai suoi occhi verdi, quindi entrò.

Entrando in casa, vide l’agente che si trovava vicino alla porta scorrevole girare leggermente la testa. Stava chiaramente ascoltando qualche messaggio nel suo auricolare. Il suo corpo si irrigidì involontariamente per quello che aveva sentito. Jesse capì che stava succedendo qualcosa ancora prima di entrare in cucina.

L’uomo non le disse niente, quindi Jessie continuò verso la cucina, fingendo di essere ignara di qualsiasi cosa stesse accadendo. Incerta se il messaggio potesse riguardare un’irruzione in casa, si guardò attorno alla ricerca di qualcosa per proteggersi in caso Crutchfield l’avesse trovata. Sul tavolo della sala da pranzo vicino alla cucina c’era una sfera con la neve raffigurante San Francisco, grande più o meno come un piccolo melone.

Mentre si chiedeva di sfuggita come potesse esserci neve a San Francisco, Jessie afferrò la sfera e la tenne stretta dietro la schiena. Poi entrò in cucina tenendo il peso verso le punte dei piedi, il corpo teso e pronto all’azione e gli occhi che scattavano da destra a sinistra alla ricerca di qualsiasi minaccia. In fondo alla cucina, una porta si aprì.

CAPITOLO DUE

Mentre aspettava di vedere di chi si trattasse, Jessie si rese conto di essere rimasta in apnea, quindi si sforzò di espirare lentamente e silenziosamente.

Nella stanza fece il suo ingresso, bruscamente e senza la minima apprensione, Frank Corcoran. L’agente federale supervisore del suo caso, Corcoran era uno che faceva sul serio. Con la mascella squadrata e le spalle larghe, indossava pantaloni e giacca blu navy con una camicia bianca e una cravatta nera perfettamente annodata. I suoi baffi tagliati con attenzione avevano i primi accenni di grigio ai lati, come anche i capelli corti e neri.

“Si sieda, signorina Hunt,” disse, senza alcuna traccia di informalità. “Dobbiamo parlare. E può mettere giù quella sfera di neve. Le assicuro che non ne avrà bisogno.”

Posando la sfera sul tavolo della cucina e rifiutandosi di chiedere come facesse a saperlo, Jessie si sedette, chiedendosi cosa diamine stesse per rivelarle. Xander Thurman aveva appena assassinato i suoi genitori adottivi. Aveva quasi ammazzato due poliziotti nel tentativo di arrivare a lei nel suo appartamento. La violenta fuga di Bolton Crutchfield dal DNR aveva portato alla morte di sei guardie. Uno dei restanti fuggitivi aveva trovato Kat in Europa? Avevano inseguito il suo amico e collega, il detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles Ryan Hernandez, che non sentiva da giorni? Si preparò al peggio.

“Ho degli aggiornamenti per lei,” le disse Corcoran, quando si rese conto che Jessie non aveva intenzione di fare domande.

“Va bene.”

“Ho parlato con il suo capitano,” le disse, tirando fuori un pezzo di carta e leggendolo. “Voleva comunicarle i buoni desideri dell’intero distretto di polizia. Dicono che stanno seguendo ogni pista a disposizione e spera che lei non sia costretta a restare in stretta custodia per molto altro tempo.”

Dal tono scettico della voce di Corcoran e dalle sue sopracciglia leggermente inarcate, Jessie poteva dire che non condivideva il punto di vista del capitano Decker sulla situazione.

“Lei è meno ottimista di lui, mi pare di intuire?”

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