Dato che l’azienda agricola non era molto grande, durante l’inverno i padroni avevano l’usanza di richiamare gli animali all’interno di un pagliaio che avevano costruito per proteggere il bestiame dal freddo e dai malanni stagionali.
Il pagliaio fu sempre più frequentato, fino a diventare una vera e propria casa permanente per alcuni animali come le colombe, le galline e i cuccioli, che per essere protetti e assistiti, si ritiravano sotto il capanno al sicuro dai più grandi.
Successe che una calda primavera coincise con il parto di una maialina, e contemporaneamente, una gallina mise al mondo i suoi pulcini; anche se questi erano di razze differenti, accadde che un ovetto non ancora dischiuso della gallina rotolasse e si posizionasse vicino a dove la maialina stava partorendo, così che, una volta uscito fuori dal guscio, il pulcino che ne nacque si credette essere un maialino!
La gallina inizialmente non notò la mancanza dell’uovo mentre stava covando, e ciò permise al pulcino di passare le sue prime ore di vita tra i fratelli maiali e la madre incinta. Quando la gallina si accorse di ciò che era successo, lo cercò subito e una volta trovato, tentò di riaverlo ma non ci riuscì: il piccolo credeva ormai di appartenere a un’altra razza.
A mamma maiale non diede fastidio la presenza del pulcino, dato che l’istinto materno glielo fece accettare e proteggere comunque non accorgendosi che quel piccolo pollo stava acquisendo comportamenti che non erano della sua razza ma di quella della sua famiglia adottiva.
Passarono i primi giorni, e la maialina spinse i suoi cuccioli a uscire dal luogo dove li aveva tenuti fino ad allora; vide che il polletto la seguiva ovunque, che mangiava ciò che mangiavano loro e che dormiva dove si riposavano loro, e anche se vide la mamma chioccia richiamare il figlioletto, provò a non fare caso ai tentativi.
Dato che in un luogo in cui vivono tanti animali insieme, non può mancare cibo in abbondanza, il piccolo pollo imparò a sopravvivere insieme ai maiali imponendosi come uno di loro e non rendendosi conto, a causa del suo cervellino molto piccolo, che i suoni che lui emetteva erano diversi da quelli dei suoi fratellastri, e che il loro volume, statura e modo di vivere erano distinti.
Mamma chioccia affrontò la maialina con l’accusa che quest’ultima le avesse rubato il figlio, così litigarono. Dovette intervenire il contadino per separare le due madri; tutt’ora non si sa come finì la disputa, dato che la gallina era eccessivamente istintiva mentre la maialina era molto tranquilla.
Il contadino decise di cambiare le disposizioni e di porre le galline e i pulcini in un’altra area del pagliaio, ma continuò a osservare e vide che il piccolo pollo rischiava di morire lontano dalla sua famiglia adottiva, e con grande felicità della maialina, dei fratellini maiali e del polletto, li lasciò insieme.
IL CENTOPIEDI CHE VOLEVA CONTARSI I PIEDI
Tra le storielle e i racconti che gli Hab-Baa-Ssi tutt’oggi preservano, ne esistono alcuni nati dalle menti di alcuni alunni del terzo anno del corso della Scuola delle Conoscenze, in questo corso che spinge gli alunni a costruire racconti o storie che possano un giorno servire da insegnamento ai bambini del futuro (bambini e adulti senza alcuna educazione) a cui loro stessi dovranno accudire quando diventeranno Guide e cominceranno ad assumersi le proprie responsabilità
Un centopiedi non è un animale di montagna, ma vive tra i grandi boschi; arriva a misurare fino a trenta centimetri, è nero come le foglie secche con cui si nasconde e si ciba e ha l’intero corpo ricoperto di peli neri velenosi. È composto da due parti uguali o comunque molto simili: ha bocca e occhi sia nella parte di dietro che in quella davanti, così da poter confondere i suoi nemici naturali mentre si muove; nella coda conserva una grande quantità di veleno, e i passeri e gli altri animali che si cibano di insetti spesso li divorano mangiandoli dalla testa.
Uno di questi centopiedi, diverso dagli altri, un giorno si pose una domanda: sapeva già quante gambe avesse, ma nessuno gli aveva mai detto quanti piedi avesse, e cominciò a contare, ma non sapeva come fare e volle imparare. Quando cominciò a contare vedeva solo una parte di sé, così cammino fino a uno stagno e si vide riflesso solamente per metà: si voltò, e si vede l’altra metà. Ma vide anche il mondo esterno, le stelle e gli alberi. Per lui che non aveva mai alzato la testa, fu una scoperta. Guardò all’interno dello stagno, che conteneva moltissimi animali e disse:
«Che tonto che sono! Mi preoccupo per le mie gambe quando devo ancora vedere tante cose meravigliose!»
E si unì ad altri animali nella contemplazione; apprese cosa succedeva intorno a sé, incontrò altri animali, e apprese cosa succedeva dentro le acque, e quando imparò tutto ciò che c’era da imparare, concluse:
«Da ora in poi non starò più con i miei simili, che vogliono solo sapere quante zampe possiedono».
In un luogo lontano, lontano, in altri momenti della storia dell’umanità, in altre latitudini con climi tropicali e acque calde, la Terra era stata scossa dalla caduta, sul suo suolo, di un grosso pezzo del satellite che le roteava intorno, la seconda Luna.
Era caduto perché gli uomini avevano voluto stabilire su di essa una base militare, e quando questa fu sabotata, volò e si disintegrò; la potenza della sua esplosione e la quantità di oggetti che caddero fecero reagire la Terra in maniera molto violenta.
Fece smuovere i continenti, le bocche dei suoi vulcani si aprirono e uscì un’abbondante quantità di materiale che rese difficile la vita sul pianeta; per loro fortuna, gli uomini avevano previsto tutto poiché tra di loro esistevano coloro che si fanno chiamare “psichici”, e il loro mestiere è di avvertire gli altri di ciò che succederà.
Così costruirono un rifugio molto speciale in un luogo altrettanto speciale: era un luogo che aveva la forma di piramide quadrangolare, ma con il vertice verso il basso e attraverso di esso, si connetteva con l’energia gravitazionale del pianeta; lo costruirono in poco tempo e in mezzo al deserto, dove nessuno poteva disturbarli e dove nessuno importava di sapere chi fossero e cosa facessero. Lì, raggiunsero importanti risultati per una nuova energia gravitazionale terrestre grazie a nuovi progressi tecnologici nati dall’ispirazione di uno di loro.
Vi fu un grande e terribile terremoto, e grandi movimenti come reazione della Terra al bombardamento che veniva dal cielo; parte del materiale atterrò su quella piramide seduta sulla roccia, coperta e sostenuta dalla sabbia; altro invece sprofondò sotto il livello del mare, e parte del deserto si trasformò in isola, mentre il resto della sabbia divenne una spiaggia che sopravvisse allo sprofondamento. Ciò permise solo a una delle facce della piramide di mostrarsi ancora al cielo.
I dispersi vissero in quelle condizioni precarie e i messaggi che loro mandavano per far sapere agli altri dove fossero rimasero inascoltati per molto tempo, per cui dovettero ricorrere a mezzo di sopravvivenza offerti dal posto come le coltivazioni interne e il mare che li circondava, considerato la fonte primaria quasi assoluta della loro sopravvivenza dato che sull’isola non cresceva nulla.
Ma ciò non li scoraggiò e fece nascere in loro un’idea: vollero sviluppare, nell’essere umano, le funzioni che gli avrebbero permesso di respirare sott’acqua e al tempo stesso vivere degli alimenti che il mare forniva naturalmente, ma non separandosi dalla forma umana.
Con quest’idea in mente, cominciarono gli esperimenti chirurgici su alcuni membri della collettività che secondo loro avevano maggiori probabilità di sopravvivenza, ma questi non furono efficaci, quindi sospesero le operazioni e decisero di studiare fino in fondo tutti i tipi di animali che avrebbero potuto aiutare gli esseri umani a sopravvivere sott’acqua.
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