“Devo cercare gli occhiali. Ti va di accomodarti?” Casey indicò il divano.
Hal scosse la testa, abbassando lo sguardo. “Sto bene qui. Non vorrei calpestare il tappeto.”
“Oh,” Casey osservò i grandi stivali marrone chiaro. “Bene, se vuoi aspettare qui, credo che i miei occhiali siano nello studio.” Casey si voltò e si diresse nel suo ufficio. Quando accese la luce, colse il proprio riflesso nella finestra sopra la scrivania. Con i capelli in disordine e il pisello duro, sembrava uno stupido libertino. Lisciandosi rapidamente le ciocche ribelli, abbassò di nuovo gli occhi sul membro. Non ora, ti prego.
Dopo aver trovato gli occhiali, li indossò e valutò la proposta. Fu leggermente scioccato dal prezzo. L’offerta era più alta di quanto si aspettasse, ma sapeva di non avere una gran scelta. Hal era l’unico impresario rimasto nella zona e sembrava sapere di aver messo Casey con le spalle al muro. Quell’immagine fece ben poco per calmare la sua lussuria.
Mentre tornava nel salotto, Casey studiò ancora una volta la proposta. Quando alzò lo sguardo, colse Hal che lo fissava dalla testa ai piedi, con apparente apprezzamento. Casey si diede mentalmente una pacca sulla schiena. Sì, ce l’ho ancora! Ora il problema era, come condividerlo?
Si fermò di fronte ad Hal e indicò l’offerta. “Sarò onesto. È un po’ più elevato di quello che mi aspettavo.”
Scuotendo leggermente la testa, Hal indicò il foglio. “Gran parte del costo della manodopera è dovuto ai tempi ristretti. Se vuoi che la maggior parte dell’edificio sia terminato per la vigilia di Natale, dovrò fare un sacco di straordinario.”
Casey si grattò la testa. “Se prometto di dare tutto l’aiuto possibile durante il giorno, puoi ridurlo un po’? Cioè, non so niente di impianti idraulici e elettrici, ma posso andare a prendere e trasportare. Sicuramente, con un po’ di lavoro non specializzato dovremmo accelerare leggermente le cose, giusto?”
“Di solito lavoro da solo,” disse Hal, con un tono un po’ burbero.
Casey si tolse gli occhiali, frustrato, e si strofinò gli occhi. “Quindi mi stai dicendo di no e che la proposta resta quella che è?”
Hal non disse nulla per un lungo istante. “Immagino che potremmo provare, ma non posso promettere che funzionerà. Terrò il conto delle ore che passo sul posto e modificherò il conto di conseguenza, alla fine del progetto. È il meglio che posso fare, prendere o lasciare.”
Casey gli porse la mano, aspettando quella di Hal. “Affare fatto,” disse, dopo che Hal l’ebbe stretta. Casey notò che, questa volta, la stretta non era così salda. Significava che Hal pensava che Casey fosse troppo debole per sopportare una vera stretta di mano? Bene, glielo avrebbe dimostrato: sarebbe diventato l’uomo più dannatamente tosto in quella faccenda. “Quando puoi iniziare?”
Hal lasciò andare la mano di Casey. “Domani mattina alle sei.”
Alle sei? Wow, d’accordo, ce l’avrebbe fatta. “Sarò pronto.”
* * * *
La mattina dopo il loro primo giorno di lavoro, Casey stava versando il caffè in un thermos. Ogni muscolo del corpo gli faceva male e le sue mani erano distrutte. Come poteva la gente fare quel lavoro ogni giorno? Almeno era stato abbastanza furbo da indossare tre strati di vestiti. Lavorare con addosso il cappotto era scomodo. Aveva notato che Hal indossava una giacca da sci: forse avrebbe dovuto investire in una di quelle?
Un’occhiata all’orologio a muro gli mostrò che era tempo di andare in chiesa. Casey si mise il cappotto e si infilò il thermos sotto il braccio, prima di aprire la porta. Fuori era ancora buio. Quale essere umano ragionevole andava al lavoro di propria volontà alle sei?
Quando scorse il furgone di Hal accanto all’ampliamento, Casey seppe esattamente quale tipo di uomo lo faceva. Il giorno prima aveva dovuto ricordare tre volte ad Hal di fare una pausa per pranzo. Hal era una specie di robot: parlava molto raramente e, quando lo faceva, sembrava solo abbaiare ordini. Casey dovette ricordare a se stesso molte volte che stava lavorando per il bene della chiesa.
Aprì la porta laterale, si tolse il cappotto e posò il thermos sul tavolo da lavoro. “Giorno,” gridò a Hal dall’altra parte della stanza.
Hal grugnì una risposta che Casey intese come un buongiorno. “Ho portato del caffè caldo, se ti va una tazza.”
Hal si voltò, infilando il metro a nastro in una delle tasche del marsupio degli attrezzi. Senza dar segno di aver sentito Casey parlare, si mise la matita dietro l’orecchio e gli si avvicinò.
Dopo aver scavato per qualche secondo nella scatola degli attrezzi, Hal se ne uscì con un paio di guanti di pelle. “Ho visto le tue mani ieri e ho immaginato che potresti usare questi.” Passò i guanti a Casey.
“Grazie. Ti andrebbe una tazza di caffè?” chiese Casey, sollevando il thermos.
“Certo,” disse Hal.
Casey versò la miscela aromatica nel coperchio del thermos e lo passò ad Hal. “È forte, spero che ti piaccia così.”
“Andrà bene,” disse Hal, sorseggiando la bevanda, poi si voltò e ritornò al lavoro. Casey abbassò lo sguardo sul thermos e si rese conto di non aver portato un’altra tazza. Dannazione, avrebbe dovuto tornare fino a casa. “Ho dimenticato qualcosa, ma ne avrò solo per un minuto,” gridò rimettendosi il cappotto.
Arrancò attraverso il posteggio freddo, chiedendosi se sarebbe mai riuscito a fare breccia nell’atteggiamento scontroso di Hal. Ma per quanto lo riguardava, perché se ne doveva preoccupare? Certo, quell’uomo era sexy, ma sarebbe mai riuscito a trattare un fidanzato con rispetto? Wow, aspetta un attimo. Chi ha parlato di fare di Hal il proprio ragazzo?
Dopo aver afferrato un’altra tazzina da caffè nell’armadietto, Casey fece il percorso a ritroso. Quando entrò nell’edificio, il suo sguardo si posò immediatamente su Hal. Era chino sul tavolo da lavoro e scriveva annotazioni sulle planimetrie. Si era tolto la giacca e arrotolato le maniche. Belle braccia. Casey lo osservava, mentre i tendini si muovevano ad ogni colpo di matita. Sentiva il membro iniziare ad indurirsi.
Distogliendo lo sguardo, Casey si tolse il cappotto. Gemette, quando bevve finalmente il primo sorso di caffè. Hal alzò di scatto la testa. “Hai detto qualcosa?”
“No, scusa.” Casey sollevò la tazza. “È solo che il mio primo caffè del mattino… mi fa sempre gemere.”
Hal abbassò lo sguardo e Casey si rese conto che lo stava controllando. Accidenti, se non fosse stato completamente bloccato, Casey avrebbe superato ogni limite per uno sguardo come quello.
“Quindi, cosa vorresti che facessi per te?” chiese Casey, finendo in fretta il caffè.
“Io inizierò con l’impianto elettrico. Pensi di poter iniziare con il portare qui le bobine dal garage?” Hal si infilò la matita tra i denti, in attesa.
“Certo, arrivo subito,” disse Casey, sospirando dentro di sé. C’era da chiedersi perché si fosse preso il disturbo di togliersi il cappotto. “Vuoi tutta la roba per l’impianto elettrico?” Casey sapeva che costruire un impianto elettrico necessitava di molto di più delle semplici bobine di cavi.
“Sì,” disse Hal con la matita in bocca. Poi ritornò a studiare le planimetrie, dimenticandosi in apparenza di Casey.
Sarebbe stata una lunga giornata, pensò Casey afferrando il cappotto.
All’ora di pranzo, Casey aveva trasportato non solo il necessario per l’impianto elettrico, ma anche per quello idraulico. Rendendosi conto che il tempo non sarebbe cambiato in meglio, decise di infliggersi quella tortura solo una volta, quella settimana.
Dopo aver messo giù l’ultimo tubo in PVC, Casey si voltò verso Hal. “Ho una riunione con il consiglio ecclesiastico, quindi devo andare a farmi una rapida doccia.”
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