Una mano gli strinse la manica. L’attenzione di Matt si spostò sul terzo soldato ferito a bordo dell’elicottero. L’uomo era privo di sensi quando lo avevano caricato, e aveva un frammento di scheggia conficcato nel collo. Sapevano tutti che era meglio non toccarlo, così si erano limitati a caricarlo a bordo e a somministrargli una flebo.
«Aiutami» ansimò il ferito rivolto verso di lui.
Evidentemente durante il trasbordo sull’elicottero la scheggia di metallo nel collo doveva essersi leggermente spostata. Spruzzi di sangue arterioso schizzavano verso l’alto a ogni respiro che l’uomo faceva.
Matt si guardò intorno all’interno del Blackhawk. Nessuno era libero per aiutare quell’uomo che si stava dissanguando. Matt sapeva che se avesse fermato il massaggio cardiaco sul giovane di cui si stava già occupando, il ragazzo sarebbe sicuramente morto a pochi minuti dall’ospedale. Merda.
Quella era la parte peggiore del suo lavoro. Era come giocare a essere Dio ogni santo giorno. Come si faceva a vivere con il senso di colpa per aver sacrificato un paziente per salvarne un altro?
Con un respiro profondo, Matt continuò con le compressioni. Guardò l’uomo sanguinante accanto a lui. «Cerca di rilassarti. Siamo quasi arrivati.»
«Per favore» lo implorò lui.
«Mi dispiace» rispose Matt. «Non posso fare altro, hai bisogno di un chirurgo.» Anche mentre lo diceva, Matt vide gli occhi del soldato che iniziavano a chiudersi. Nel momento stesso in cui il Blackhawk toccò terra, Matt vide la vita scorrere via dal soldato sanguinante.
Matt aprì gli occhi e si mise a sedere dritto, mentre un urlo echeggiava ancora nella stanza. Si strofinò gli occhi intanto che provava a calmarsi. Era sempre lo stesso sogno, soldati diversi ma stesso risultato.
Scansò le lenzuola umide di sudore e mise le gambe giù dal letto. Sapeva per esperienza che non sarebbe più riuscito a dormire. Dopo essersi infilato un paio di pantaloni e una maglietta, aprì la porta dell’appartamento sopra il garage e uscì sul pianerottolo.
La notte era fresca, quasi fredda, ma era proprio ciò di cui aveva bisogno. Scese giù per le scale fino al piccolo giardino sul retro della casa di Isaac e Sam, poi si mise seduto su una comoda chaise longue.
Si concentrò sugli appuntamenti del giorno dopo così da sgombrare la mente. Kyle stava facendo enormi progressi con la fisioterapia, e cercava di spingersi oltre i suoi limiti durante ogni seduta.
Come dargli torto? Il desiderio di Kyle era quello di percorrere la navata insieme al suo futuro marito il giorno del loro matrimonio.
Un suono che proveniva dalla finestra sopra la sua testa catturò l’attenzione di Matt. Proprio là, illuminato dalla luna, vide Isaac. Dannazione. Era stato beccato. Non era la prima volta che quell’uomo lo sorprendeva sveglio nel bel mezzo della notte. Almeno quella volta era vestito.
Una settimana dopo che aveva cominciato a lavorare per i dottori Browning e Singer, si era svegliato di soprassalto, come sempre a causa di un incubo. Aveva cercato rifugio in giardino e non si era preoccupato di mettersi niente addosso se non una vestaglia.
Era successo un sabato sera in cui i suoi capi erano andati allo Sheridan per una specie di cena di gala. Gli avevano chiesto di unirsi a loro, ma non si sentiva a suo agio nel passare troppo tempo con la coppia. Non perché non gli piacessero, anzi, era l’esatto contrario. I suoi sogni a occhi aperti erano pieni di visioni di quei due a diversi stadi di nudità.
Steso sulla chaise longue, aveva cercato di pensare a qualcosa, a qualsiasi cosa, che non fosse il sogno. Quella fatidica notte, proprio come in quel momento, Matt aveva sentito un rumore provenire dalla finestra sempre aperta al piano di sopra.
Quelli che erano cominciati come sussurri, troppo bassi per essere capiti, si erano trasformati velocemente in gemiti di piacere.
Chiudendo gli occhi, Matt aveva immaginato di essere nella stanza con loro. Aveva abbassato la mano per slacciarsi la vestaglia, poi si era afferrato l’erezione mentre i suoni si facevano più concitati.
«Dio santo, scopami!» aveva sentito Sam urlare.
La mano libera di Matt era andata automaticamente verso il suo sedere, di cui nessuno si occupava da troppo tempo. Aveva cominciato a roteare i polpastrelli intorno a quella rosetta stretta e ruvida mentre il rumore della carne che sbatteva contro altra carne echeggiava nella notte fresca.
Si era portato entrambe le mani alla bocca, sputandoci sopra, e in un attimo una era tornata al suo posto intorno all’erezione mentre le dita dell’altra avevano spinto la saliva dentro il suo culo.
Mentre si penetrava con due dita, Matt si era masturbato più velocemente, cercando di tenere il passo con i rumori che provenivano dal piano di sopra. Era stato sul punto di venire quando aveva sentito le due voci esplodere di piacere.
I gemiti di estasi dei due uomini avevano fatto muovere la sua mano alla velocità della luce, e le dita avevano cercato di colmare il vuoto che così disperatamente aveva bisogno di essere riempito. Matt aveva cominciato a fantasticare, e si era immaginato schiacciato tra i due dottori. L’orgasmo gli era esploso attraverso il corpo, ricoprendogli il petto del suo stesso seme. Non si era accorto di aver urlato, ma quando il respiro era tornato normale, aveva visto qualcosa che lo aveva paralizzato. Isaac, alla finestra sopra di lui, completamente nudo. I loro occhi si erano incontrati per quelle che gli erano sembrate ore, ma che in realtà non erano stati altro che pochi secondi.
Improvvisamente imbarazzato, Matt aveva richiuso velocemente la vestaglia sopra il petto appiccicoso ed era rientrato dentro il suo appartamento sopra il garage. Non avevano mai parlato di quella notte, e Matt ne era eternamente grato. Un conto era avere delle fantasie sessuali sui suoi datori di lavoro, un altro era farsi una sega ascoltandoli scopare.
Scrollandosi di dosso quel ricordo, Matt alzò di nuovo gli occhi verso la finestra. Vide Isaac dire qualcosa sopra la sua spalla prima di scomparire di nuovo nel buio.
Rivolgendo la sua attenzione ai fiori primaverili visibili al chiaro di luna, Matt cercò di capire cosa fare. Aveva già iniziato a guardare gli annunci immobiliari per trovarsi un altro posto in cui vivere. Kyle gli aveva detto che poteva prendere in affitto l’appartamento sopra la panetteria, visto che lui si era trasferito da Gill, ma Matt stava cercando una vera e propria casa. Naturalmente, se le cose tra lui e i suoi attuali padroni di casa fossero peggiorate, gli sarebbe andato bene anche quello.
Appoggiando la testa all’indietro sulla chaise longue, Matt non poté impedire ai suoi occhi di alzare lo sguardo ancora una volta. Con sua enorme sorpresa, c’era Sam, in quel momento, che lo osservava dall’alto.
Un rumore alle sue spalle lo fece alzare di soprassalto e cadere per terra. Chiuse gli occhi mentre combatteva contro le immagini che cercavano di inghiottirlo. Immagini del fuoco dei cecchini e della morte di Danny. Danny.
Un grido squarciò l’aria intorno a lui. Fu solo quando mani confortanti iniziarono a strofinargli la schiena, che Matt si rese conto che quel grido proveniva da lui stesso. Alzò lo sguardo sul viso preoccupato di Isaac.
«Stai bene?» gli chiese Isaac, mentre Sam irrompeva dalla porta finestra aperta.
Matt chiuse gli occhi e annuì. «Sto bene. Mi hai spaventato.»
Isaac lo aiutò a rimettersi a sedere sulla chaise longue e si mise accanto a lui. «Hai bisogno di parlarne?» gli chiese Isaac.
«No» rispose Matt. «È solo uno dei tanti regali che ho portato a casa dalla guerra.»
Che Dio lo aiutasse, ma gli ci volle ogni grammo di volontà per non appoggiarsi a Isaac e accettare il conforto che il dottore era ovviamente disposto a dargli.
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