Dan Simmons - Ilium

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Attenzione! Thomas Hockenberry è stato un insegnante universitario di storia, con una vita assolutamente normale. Per quale motivo, allora, si trova adesso ad assistere alla Guerra di Troia, al servizio degli dèi dell’antica Grecia? E perché gli stessi dèi sembrano padroneggiare una tecnologia avanzatissima, con la quale cercano di alterare il corso degli eventi e di uccidersi a vicenda? Intanto, in un futuro lontano migliaia di anni, su una Terra dove i pochi abitanti rimasti hanno come sola occupazione il divertimento, solo un uomo ricorda ancora l’antica arte della lettura e la sfrutta cercando di risolvere l’enigma più grande di tutti: chi ha costruito le macchine che governano il pianeta? Dall’autore che ha cambiato la fantascienza, la sua saga più intensa e appassionante, dove il gusto per la ricostruzione storica si mescola con i grandi scenari di un futuro apocalittico e affascinante.
Vincitore del premio Locus per il miglior romanzo di fantascienza in 2004.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 2004.

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«Sì» rispose Mahnmut, irritato ora per il modo in cui il suo amico gli parlava. «Conosco la definizione di wormhole , singolarità, buchi neri e teletrasporto quantico… e ora so che tutte queste condizioni, tranne l’ultima, distorcono lo spazio-tempo. Ma che diavolo ha a che fare, tutto ciò, con degli dèi in tunica e cocchi volanti? Qui su Marte abbiamo a che fare con post-umani. Forse post-umani folli, evolutisi al di là della sanità mentale, ma post-umani.»

«Potresti avere ragione» disse Orphu. «Ma esaminiamo un’altra possibilità.»

«Quale? I personaggi fantastici hanno improvvisamente preso vita?»

«Sai perché gli ingegneri moravec hanno smesso di sviluppare il teletrasporto quantico come sistema per raggiungere le stelle?» chiese Orphu.

«Perché è instabile. È dimostrato che sulla Terra sono avvenuti alcuni incidenti, circa quindici secoli fa. Gli umani o post-umani giocherellarono con i wormholes quantici e la cosa non funzionò e si ritorse contro di loro.»

«Parecchi osservatori moravec pensano che si ritorse contro di loro proprio perché funzionò» disse Orphu.

«Non capisco.»

«Il teletrasporto quantico è tecnologia vecchia. Gli umani vecchio stile lo sperimentavano già nel ventesimo o ventunesimo secolo, ancora prima che i post si evolvessero dalla razza umana. Prima che sulla Terra tutto andasse in merda.»

«E allora?»

«Allora, l’essenza del teletrasporto quantico era che non si potevano trasmettere oggetti di una certa grandezza, niente di più grande di un fotone; e neppure quello, in realtà. Solo lo stato quantico completo di quel fotone.»

«Qual è la differenza fra lo stato quantico completo di un oggetto o di una persona e quell’oggetto o quella persona?»

«Nessuna» disse Orphu. «Questa è la parte facile. Teletrasporta un fotone o un cavallo Percheron e all’altro capo avrai un duplicato completo dell’oggetto. Un duplicato così completo che, per ogni verso e scopo, è il fotone stesso.»

«O il Percheron» disse Mahnmut. Gli era sempre piaciuto guardare immagini di cavalli. Per quanto i moravec ne sapevano, sulla Terra i cavalli erano estinti da millenni.

«Ma anche se teletrasporti da un punto all’altro un fotone» continuò Orphu «in base alle leggi della fisica quantica la particella non può portare dati con sé. Nemmeno dati sul proprio stato quantico.»

«Piuttosto inutile, eh?» disse Mahnmut. Phobos aveva concluso la rapida corsa nel cielo notturno ed era tramontato dietro la lontana curva del pianeta. Deimos si muoveva ad andatura più solenne.

«Così pensavano gli umani nel ventesimo o ventunesimo secolo» disse Orphu. «Poi però i post-umani cominciarono a pasticciare con il teletrasporto quantico. Prima sulla Terra e poi nelle loro città orbitali o qualsiasi cosa siano quelle strutture in orbita bassa intorno al pianeta.»

«Hanno avuto maggiore successo?» domandò Mahnmut. «Sappiamo però che qualcosa andò storto, circa quattordici secoli fa, proprio quando la Terra mostrava tutta quell’attività quantica.»

«Qualcosa andò storto» convenne Orphu. «Ma non fu un fallimento del teletrasporto quantico. I post-umani, o le loro macchine pensanti, svilupparono un sistema di trasporto quantico basato su particelle connesse.»

«Gioco di prestigio a distanza» disse Mahnmut. Non si era mai interessato molto di fisica nucleare o di astrofisica o di fisica delle particelle… diavolo, di fisica di qualsiasi tipo… ma aveva sempre apprezzato la frase di biasimo di Einstein contro la meccanica quantistica. Einstein aveva una perfida linguaccia, quando si trattava di sparare a zero su colleghi o su teorie che non gli piacevano.

«Sì» disse Orphu. Evidentemente non amava essere interrotto. «Be’, il gioco di prestigio a distanza funziona a livello quantico e i post-umani iniziarono a mandare oggetti sempre più grossi attraverso portali quantici.»

«Cavalli Percheron?» chiese Mahnmut. Non amava particolarmente che gli tenessero lezioni.

«Non ci sono documenti precisi, ma pare che i cavalli della Terra siano finiti da qualche altra parte e allora perché no? Senti, Mahnmut, parlo molto seriamente, non faccio che riflettere su questa faccenda fin da quando abbiamo lasciato lo spazio gioviano. Posso terminare senza altre tue battute sarcastiche?»

Mahnmut batté metaforicamente le palpebre: Orphu non pareva più fuori di testa come prima, ma molto serio… e risentito. «Certo» disse. «Scusami, vai avanti.»

«Sappiamo che i post-umani, pasticciando, in realtà hanno accelerato le ricerche sul teletrasporto quantico, più o meno nel periodo in cui noi moravec le abbiamo abbandonate, circa millequattrocento anni terrestri fa. Facevano buchi nello spaziotempo a destra e a manca.»

«Scusa» disse Mahnmut, interrompendolo con la massima buona grazia «ma credevo che solo i buchi neri o i wormholes o le singolarità potessero farlo.»

«E anche i tunnel quantici lasciati attivi.»

«Pensavo che il teletrasporto quantico fosse istantaneo» disse Mahnmut. Ora si sforzava davvero di capire. «Che dovesse essere istantaneo.»

«Lo è. Con coppie di particelle connesse o strutture complesse, lo spostamento dello stato quantico di un componente del sistema di coppia cambia all’istante lo stato quantico del suo partner.»

«Allora, come possono esserci tunnel attivati se l’apertura del tunnel è istantanea?»

«Fidati di me, su questo. Se teletrasporti qualcosa di grosso, diciamo una piccola fetta di formaggio, la semplice quantità di dati quantici casuali che vengono trasmessi fa schizzare la merda fuori dello spazio-tempo.»

«Quanti dati quantici grezzi ci sarebbero in, diciamo, una fetta di formaggio di tre grammi?»

«1024 bit» rispose senza esitazione Orphu.

«E in un essere umano?»

«Senza contare la memoria della persona, ma solo i suoi atomi, 1028 kilobyte di dati.»

«Be’, solo quattro zeri in più rispetto alla fetta di formaggio.»

«Madre misericordiosa» gemette Orphu «qui parliamo di ordini di grandezza! Ciò significa…»

«So che cosa significa» lo interruppe Mahnmut. «Facevo solo lo sciocco di nuovo. Vai avanti.»

«Così, circa quattordici secoli fa, sulla Terra i post-umani… erano di sicuro post-umani, perché le nostre sonde indicavano a quel tempo la presenza di un migliaio appena di umani vecchio stile, quasi come le specie animali in via di estinzione tenute negli zoo… i post-umani, dicevo, cominciarono a teletrasportare persone e macchine e altri oggetti.»

«Dove?» chiese Mahnmut. «Voglio dire, dove li mandavano? Su Marte? In altri sistemi solari?»

«No, con il teletrasporto quantico occorre un ricevitore, oltre al trasmettitore. Li mandavano solo da un punto della Terra a un altro punto della Terra o nelle loro città orbitali; ma quando gli oggetti si materializzarono, i post-umani ebbero una grossa sorpresa.»

«C’entra una mosca?» chiese Mahnmut. Aveva la segreta passione per i film dal ventesimo secolo, alla fine dell’Età Perduta.

«Una mosca?» ripeté Orphu. «No. Perché?»

«Lascia perdere. Quale fu la grossa sorpresa?»

«Il teletrasporto quantico funzionava. Ma, cosa più importante, quando la persona o animale o cosa era teletrasportata, portava con sé dati. Dati sul proprio stato quantico. Dati su qualsiasi cosa avesse dati. Compresa, per gli esseri umani, la memoria.»

«Non avevi detto che le leggi della meccanica quantica lo vietano?»

«Lo vietano, infatti» confermò Orphu.

«Di nuovo magia?» chiese Mahnmut, con una punta d’allarme per la direzione dove Orphu mirava. «Parliamo di Prospero e di dèi greci?»

«Sì, ma non nel senso che sarcasticamente insinui» rispose Orphu. «I nostri scienziati a quel tempo pensarono che i post-umani in realtà facessero uno scambio fra coppie di particelle connesse e identici oggetti o persone di un altro universo.»

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