— Solo per quello? Solo per conoscere me?
— Desiderava molto parlarti. Ha detto che era molto importante per lui poterti vedere.
— Allora sono in vendita, a disposizione di chiunque abbia dato cinque centesimi al fondo per la campagna di Quinn?
Lombroso sospirò.
— Se ti dicessi quanto ha dato, non ci crederesti e, in ogni caso, sì, penso proprio che tu possa sprecare un po’ del tuo tempo per lui.
— Ma…
— Senti, Lew, se vuoi delle altre risposte devi chiederle a Carvajal. E adesso torna da lui. Fai il bravo e lasciami parlare con il sindaco. Vai. Carvajal non ti farà del male, solo un ometto inoffensivo.
Lombroso mi girò la schiena e riattivò il telefono.
Ritornai da Carvajal. Sedeva immobile, con la testa piegata, con le braccia abbandonate come se una ventata di gelo fosse passata per la stanza mentre non c’ero, lasciandolo inaridito e avvizzito. Lentamente, con evidente sforzo, si ricompose, rizzandosi, riempiendo i polmoni, fingendo un’animazione che i suoi occhi, quegli occhi vuoti che incutevano terrore, smentivano. Proprio un morto ambulante.
— Volete fare colazione con noi?
— No. No. Non vorrei abusare di voi. Volevo solo scambiare due parole con voi, signor Nichols.
— Sono a vostra disposizione.
— Davvero? Splendido — sorrise di un sorriso grigio. — Ho sentito parlare molto di voi, sapete. Anche prima che entraste in politica. Sotto un certo aspetto, lavoriamo nello stesso campo.
— Volete dire in Borsa?
Ero costernato.
Il suo sorriso diventò più vivace e inquietante.
— Predizioni. Per me la Borsa. Per voi, consulenze in affari e politica. Entrambi ci guadagniamo da vivere con il nostro intuito e la nostra, ah, buona conoscenza degli orientamenti.
Continuavo a non capirlo. Era vago, misterioso, enigmatico.
Proseguì: — Così, adesso, state gomito a gomito con il sindaco e gli descrivete la forma della strada che gli sta davanti. Ammiro le persone che hanno una visione così circoscritta. Ditemi, che tipo di carriera prevedete per il sindaco Quinn?
— Splendida.
— Sarà un ottimo sindaco, allora.
— Uno dei migliori che questa città abbia mai avuto.
Lombroso ritornò nella stanza.
Carvajal continuò: — E dopo?
Incerto, guardai Lombroso ma i suoi occhi erano chiusi.
— Dopo la scadenza del suo mandato di sindaco? — chiesi.
— Sì.
— È un uomo giovane, signor Carvajal. Potrebbe essere rieletto ancora tre o quattro volte. Non posso darvi nessuna previsione significativa su ciò che succederà nel giro dei prossimi dodici anni.
— Dodici anni a City Hall? Pensate davvero che si accontenterà di rimanere lì tutto quel tempo?
Carvajal stava giocando con me. Mi resi conto di essere stato attirato inconsapevolmente in una specie di duello. Gli diedi una lunga occhiata e percepii qualcosa di terrificante e indefinibile, qualcosa di potente e incomprensibile, che mi costrinse a tenermi sulla difensiva.
— E voi, cosa ne pensate?
Per la prima volta vidi nei suoi occhi un guizzo di vita.
Capii che il gioco gli piaceva.
— Penso che il sindaco Quinn è destinato a una carica più alta — rispose gentilmente.
— Governatore?
— Più alta.
Non risposi subito e dopo, quando avrei voluto, non riuscii ad aprire bocca; un silenzio smisurato era filtrato attraverso le pareti rivestite di pelle fino a inghiottirci e io non volevo essere il primo a romperlo. Ogni cosa era immobile e calma come l’aria di una notte gelida, finché Lombroso non ci liberò dicendo: — Anche noi pensiamo che abbia molte possibilità.
— Abbiamo fatto grossi piani per lui — aggiunsi io senza riflettere.
— Lo so — assentì Carvajal. — Sono venuto per questo; per offrire il mio aiuto.
Lombroso intervenne: — Finora il vostro appoggio finanziario ci è stato di grande aiuto e…
— Ciò che ho in mente non è solo finanziario.
Adesso fu Lombroso a guardare me in cerca di aiuto, ma io ero completamente perso.
Riuscii a balbettare: — Temo che non riusciamo a seguirvi, signor Carvajal.
— Se potessi rimanere un attimo da solo con voi…
Lanciai un’occhiata a Lombroso. Se era seccato di venir sbattuto fuori dal suo ufficio, non lo diede a vedere. Con la sua tipica eleganza si inchinò e passò nell’altra stanza.
Con un tono nuovo, insinuante e confidenziale, Carvajal proseguì: — Come vi ho già fatto notare, noi due lavoriamo nello stesso campo. Penso, però, che i nostri metodi siano alquanto diversi, signor Nichols. La vostra tecnica è intuitiva e probabilistica, la mia… be’, la mia è differente. Sono convinto che le mie capacità di intuizione possano completare le vostre; ecco, è questo che intendevo dire.
— Intuizioni profetiche?
— Esatto. Non voglio intromettermi nel vostro campo di responsabilità. Però potrei darvi due o tre suggerimenti che ritengo validi.
Trasalii. Improvvisamente l’enigma non era più tale e rivelava soltanto una irrimediabile banalità. Carvajal era semplicemente un ricco dilettante di politica che, convinto di essere un esperto universale grazie ai suoi soldi, moriva dalla voglia di immischiarsi nel campo di azione dei veri professionisti. Uno con il pallino della politica. Un politico a tavolino. Cristo! Be’, sii gentile con lui, aveva detto Lombroso. E va bene, sarei stato gentile. Cercando di mostrare un certo tatto, dissi affettatamente: — Ma certo. Il signor Quinn e il suo staff sono sempre felici di ascoltare degli utili suggerimenti.
Gli occhi di Carvajal cercarono i miei ma io li evitai.
— Grazie — mormorò. — Tanto per cominciare, ho buttato giù qualche nota.
Mi allungò un foglietto piegato di carta bianca. Lo presi senza neanche guardarlo. Di colpo sembrava che le forze lo avessero abbandonato, come se avesse attinto alla sua ultima risorsa. Il viso gli diventò grigio, le articolazioni sembrarono allentarsi.
— Grazie — mormorò di nuovo. — Grazie mille.
Se n’era andato. Inchinandosi, prima di uscire, come un ambasciatore giapponese.
Scuotendo la testa, spiegai il foglietto. Vi erano scritte tre cose con una scrittura fitta fitta, simile a una ragnatela:
1. Tenere d’occhio Gilmartin.
2. Coagulamento del petrolio obbligatorio su scala nazionale. Richiedetelo molto presto.
3. Socorro per Leydecker prima dell’estate. Mettersi in contatto con lui subito.
Lo lessi due volte, non riuscendo a trovarvi un senso compiuto, e aspettai il solito colpo di intuizione chiarificatrice che però non venne. C’era qualcosa in quell’uomo che sembrava ridurre le mie capacità. Quel sorriso spettrale, quegli occhi consumati, quelle misteriose annotazioni. Chiamai Lombroso che comparve subito dalla stanza interna.
— Allora?
— Mi ha dato questo — e gli porsi la striscia di carta.
— Gilmartin. Coagulamento. Leydecker. — Lombroso si accigliò. — E va bene, stregone. Cosa vuol dire?
Gilmartin doveva essere il Controllore di Stato Anthony Gilmartin, che si era scontrato con Quinn un paio di volte per la politica fiscale cittadina. Da mesi, comunque, il suo nome non appariva sui giornali.
— Carvajal pensa che ci saranno altri guai con Albany, sempre per le finanze — azzardai. — Tu dovresti saperne di più, comunque. Gilmartin si sta di nuovo lamentando delle spese cittadine?
— Affatto.
— Stiamo preparando un’infornata di nuove tasse che potrebbero non andargli a genio?
— Te lo avremmo detto, Lew.
— Quindi non si sta profilando la possibilità di un nuovo dissidio tra Quinn e l’ufficio del Controllore?
— Non nell’immediato futuro. Tu ne intravedi la possibilità?
— No. E per l’ingiunzione di coagulare il petrolio…
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